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Lettera aperta di EQUIVITA ai giudici che voteranno domani a Torino

 

Negli ultimi tempi, in modo sempre più pressante, compaiono sui principali organi di informazione interventi a sostegno della sperimentazione sugli animali, quale strumento indispensabile per qualunque studio di natura biomedica. Non è un caso: come si sa, il Consiglio di Stato, in attesa di accertamenti, ha sospeso sin dall’autunno scorso la sperimentazione su 6 macachi destinati al programma di ricerca Blindsight e attualmente rinchiusi negli stabulari dell’Università di Parma. Ma il mercoledì 28 gennaio 2021 il Consiglio di Stato dovrà pronunciarsi in via definitiva. 

 

Analizziamo allora alcune di queste affermazioni, ampiamente riportate dai giornali, e confrontiamole con la realtà dei fatti

  • §  La Direttiva Europea 63/2010, punto di riferimento normativo comunitario in materia di sperimentazione animale, riporta al “considerando”  n. 10: “l’impiego di animali vivi continua ad essere necessario per tutelare la salute umana e animale e l’ambiente.

Leggendo il “considerando” n.10 si evince che  in realtà la direttiva in questo capitolo della direttiva si pone l’obiettivo di superare la sperimentazione animale, in quanto ritiene  l’impiego di animali vivi necessario solo fin quando e fin dove non ci saranno metodi sostitutivi adeguati. Nel commento è stato volutamente dimenticato quanto è scritto nelle righe precedenti, che sono le seguenti:

“E’ auspicabile la sostituzione nelle procedure l’utilizzo di animali vivi con altri metodi che non ne prevedano l’usocome pure “il conseguimento dell’obiettivo finale della completa sostituzione delle procedure su animali vivi a fini scientifici ed educativi non appena ciò sia scientificamente possibile

  • §Va rilevato inoltre che anche quando i metodi sostitutivi dopo molti anni sono infine validati, essi vengono regolarmente ignorati, in quanto la loro applicazione non viene resa obbligatoria.

Ad esempio, per testare la presenza di pirogeni (sostanze in grado di provocare la febbre) nei preparati farmaceutici iniettabili vengono ancora oggi sacrificati migliaia di conigli ogni anno solo in Europa. Eppure da oltre 10 anni sono disponibili i test alternativi che impiegano cellule immunitarie umane e che si sono dimostrati migliori e più affidabili dei test che impiegano animali o derivati animali.

 

  • § Vi è poi la produzione di anticorpi, largamente utilizzati nella ricerca, in campo diagnostico e terapeutico; nonostante esistano da anni tecniche per produrli  senza utilizzare animali e che essi permettano di ottenere prodotti di qualità superiore, il ricorso agli animali è ancora prevalente (circa 1 milione di animali all’anno, solo in Europa).

 

  • §Vi è anche tutto il settore di ricerca che ha sviluppato gli ‘organoidi’ (organ-on-a-chip), cioè sistemi che riproducono in vitro, utilizzando cellule staminali umane, gli organi del nostro corpo, fornendo ai ricercatori strumenti ben più attendibili ed affidabili rispetto all’uso di animali, perché “human based”.

D’altra parte se non ci fossero alternative, come potrebbe l'amministratore della US Environmental Protection Agency (EPA) Andrew Wheeler aver firmato, in data 10 settembre  2019, una direttiva per dare priorità agli sforzi per ridurre i test sugli animali, impegnandosi a ridurre i test sui mammiferi del 30% entro il 2025 e ad eliminarli completamente entro il 2035?

  • § L’elenco potrebbe continuare molo a lungo, ma per brevità è sufficiente ricordare che l’ECVAM (European Union Reference Laboratory for alternatives to animal testing https://eurl-ecvam.jrc.ec.europa.eu/) riporta varie decine di metodi sostitutivi validati, ma impiegati in minima parte dal mondo della ricerca e dell’industria.

 

A questo proposito va anche ricordato che nessuno dei metodi che impiega animali E STATO MAI VALIDATO in modo analogo, e né in alcun modo, pur rappresentando, assurdamente, il GOLDEN STANDARD” per la validazione di tutti gli altri metodi

Tuttavia moltissimi lavori scientifici, che mettono in luce i limiti dell’uso di animali e la necessità di metodi sostitutivi, smentiscono che “l’intera comunità scientifica si sia espressa unanimemente sulla indispensabilità della sperimentazione animale.”

 

  • § Ecco alcuni titoli di articoli recenti apparsi su prestigiose riviste internazionali: “La ricerca sugli animali è basata su prove sufficienti per essere una pietra angolare della ricerca biomedica?” (P. Pound, M. B. Bracken, BMJ 2014, 30 May), “È possibile superare i problemi di validità nella ricerca preclinica sugli animali? Perché la maggior parte dei modelli animali è destinata a fallire” (J Transl Med, 2018, 16:304); “La regolazione trascrizionale tessuto-specifica è divergente in modo significativo tra uomo e topo” (Duncan T. Odom et al. Published online at http://www.nature.com/naturegenetics 2007); “Le risposte genomiche nei modelli murini imitano male le malattie infiammatorie umane” (Seok, J. et al,  Proc Natl Acad Sci U S A 110, 3507-3512 , 2013), da notare che la maggior parte delle malattie comportano infiammazioni. Potremmo continuare con molti altri titoli, ma ovviamente non abbiamo lo spazio per citarli tutti!

D’altra parte è noto che l’85-95% dei farmaci sicuri ed efficaci nei modelli animali, si rivelano poi inutili se non addirittura pericolosi per i pazienti (Rapporto Food and Drug Administratione del 2004: A new compound that enters the first phase of clinical trials has an 8% probability of entering the market as a drug) e molti scienziati riconoscono sempre più spesso la necessità di fare ricerche sulla biologia umana (human based), proprio perché i modelli animali, anche quando “umanizzati”, come quelli geneticamente modificati, non sono in grado di imitare la complessità delle condizioni umane.

  • §L’associazione “Patto trasversale per la Scienza” ha affermato: “Ritenevamo, a torto, che chiunque fosse stato curato contro diverse malattie, ed in questo anno difficile contro Covid-19, avesse già compreso che ogni singola terapia che gli ha permesso di guarire e vivere, o evitato il peggioramento clinico, è stata ottenuta grazie a studi su modelli animali”.
  • §Per quanto riguarda queste considerazioni, possiamo affermare che molti scienziati strettamente coinvolti nella ricerca di un trattamento o di un vaccino contro COVID-19 riconoscono che i test sugli animali sono obbligatori e vengono rispettti per obbedienza alla leggeper legge, ma riconoscono anche che non sono affidabili per prevedere le reazioni umane. Ad esempio, Tal Zaks, direttore medico di Moderna, società biotecnologica impegnata nel vaccino negli Stati Uniti, afferma: "Non credo che il modello animale sia il percorso critico per arrivare allo studio clinico" (https://www.statnews.com/2020/03/11/researchers-rush-to-start-moderna-coronavirus-vaccine-trial-without-usual-animal-testing/).
  • § Barney Graham, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) nota che i topi da laboratorio non sono infettati da questo nuovo Coronavirus, come succede agli umani (https://www.ibtimes.com/coronavirus-update-vaccine-skips-important-animal-testing-phase-straight-human-trials-2941208)

In base anche a queste considerazioni la fase preclinica sugli animali è stata fortemente ridotta o eliminata per permettere di avere vaccini anti Covid in tempi così brevi!

 

  • §Va anche considerato un articolo uscito su Nature e poi pubblicato in italiano su “Le Scienze” del 9/7/2020, dal titolo “Organoidi per studiare e combattere il coronavirus”, dove è scritto:“Per chiarire in che modo SARS-CoV-2 può danneggiare tessuti polmonari, epatici e renali, causando alcune delle gravi complicazioni osservate nei pazienti con COVID-19, vari ricercatori ricorrono ai minuscoli organi ottenuti in laboratorio da cellule staminali, che potranno anche facilitare lo screening dei potenziali farmaci”.

C’è poi l’articolo pubblicato su Archives of Toxicology (https://doi.org/10.1007/s00204-020-02787-2) del18 Maggio 2020 di Busquet et al., dal titolo “Harnessing the power of novel animal‑free test methods for the development of COVID‑19 drugs and vaccines” (Sfruttare la potenza di nuovi metodi di test senza animali per lo sviluppo di farmaci e vaccini COVID-19) ,che , tra l’altro, afferma:

 

“È probabile che il virus che induce COVID-19, SARS-CoV2, rimanga una minaccia per la salute umana a meno che non siano disponibili farmaci o vaccini efficaci. …. In questa situazione, è possibile sfruttare gli investimenti fatti nello sviluppo di nuovi metodi senza animali (NAM) per la sicurezza, l'efficacia e la valutazione della qualità dei farmaci. Per questo, forniamo una panoramica delle idee per abbreviare i tempi di sviluppo dei farmaci. I test sugli animali sarebbero troppo lunghi e in gran parte falliscono quando un agente patogeno è specie-specifico o se il farmaco desiderato si basa su caratteristiche specifiche della biologia umana”

 

 

  • §Ma anche Nature Biotechnology ha recentemente pubblicato un articolo che va nella stessa direzione, dal titolo “Animal-free alternatives and the antibody iceberg” (Nature BiotechNology | VOL 38 | NOVember 2020 | 1234–1241), nel quale si afferma, tra l’altro: Da un punto di vista scientifico, gli anticorpi generati da animali possono subire variazioni da lotto a lotto, bassa specificità, alto background e identità indefinita del reagente legante, elementi che possono compromettere la riproducibilità della ricerca. .…. l'affidabilità degli anticorpi ottenuti da animali è uno dei principali svantaggi.Esistono molti esempi ben documentati di applicazioni in cui sono stati generati anticorpi non di origine animale e altri reagenti che hanno dimostrato di funzionare almeno come gli anticorpi di origine animale. …. Pertanto, l'adozione della tecnologia degli anticorpi ricombinanti non di origine animale rappresenta un imperativo scientifico, etico e sociale.

 

  • §Infine per quanto riguarda la ricerca sui Primati, oggetto della ricerca su cui dovrà esprimersi il Consiglio di Stato, è utile ricordare che già nel 2015 Francis Collins, direttore del NIH (National Institutes of Health, USA), la più grande organizzazione di ricerca biomedica nel mondo, aveva dichiarato, in replica ad un rapporto scientifico commissionato dallo IOM, Istituto di Medicina degli USA, nel quale erano inclusi studi su primati, che: "Il NIH non finanzierà  più la ricerca biomedica sugli scimpanzè".  Di conseguenza i 50 scimpanzé presenti negli stabulari del NIH vennero liberati e mandati in un centro di riabilitazione idoneo al loro benessere (già  nel 2013 dallo stesso centro erano stati liberati ben 310 esemplari della stessa specie).

E’ dunque chiaro che, essendo evolutivamente gli scimpanzé la specie più vicina all’uomo, questa decisione del NIH mette in discussione ogni altro modello animale per la ricerca medica finalizzata alla salute umana".

 

  • § Questo elenco potrebbe aumentare all’infinito, ma lo spazio che stiamo usando è eccessivo

Se volete alcune altre citazionie alcuni altri importanti estratti riguardanti l’importanza di abbandonare il modello animale nella ricerca biomedica, potete consultare il dossier della Iniziativa dei Cittadini Europei STOP VIVISECTION su questo link:

 

www.STOPVIVISECTION.EU

 

Desidero chiudere con la frase di introduzione al Sommario del Documento pubblicato, nel 2007,dal Consiglio Nazionale delle Ricerche USA, su richiesta dell’Agenzia per l’Ambiente EPA-

 

 

                               TOXICITY TESTING IN THE 21ST CENTURY

 

“La tossicologia si sta avvicinando ad un evento epocale, di quelli che hanno dato un nuovo corso alla storia della scienza, come la scoperta della penicillina, quella del DNA, la nascita del primo computer. Essa è in procinto di avvalersi delle rivoluzioni avvenute nella biologia e nella genetica […]le prove di tossicologia saranno trasferite da un sistema basato sullo studio dell’animale intero ad un sistema basato principalmente sui metodi in vitro, questi ultimi essendo in grado di valutare i cambiamenti nei processi biologici con l’osservazione di cellule, preferibilmente di origine umana”

 

Il testo che segue conclude dicendo che è necessario tale radicale cambiamento di paradigma che consenta uno screening ad ampio raggio delle sostanze chimiche, per ridurre i tempi e i costi dei test e garantire una base più scientifica per la valutazione degli effetti sulla salute.

 

SE ciò fosse stato fatto in ogni continente avremmo FORSE potuto evitare la crisi globale che oggi stiamo attraversando

 

 

 

Gianni Tamino

Docente di Biologia

Presidente Comitato Scientifico EQUIVITA



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